Anima Mundi

ANIMA MUNDI

Anima mundi è il titolo di un gruppo di lavori, costituito da 108 scatole di ghisa di diverse misure, in cui sono contenuti degli oggetti realisticamente mimetici di carta fatta a mano dall’artista stessa, disegni e immagini su vetro. Il 108 è, infatti, un numero corrispondente a una simbologia di matrice sacra per le religioni e le filosofie orientali. La fragilità, la delicatezza della carta è in contrapposizione con la durezza del ferro. Sono lavori che possono essere collocati trasversalmente all’interno del percorso di Lena Liv.  Sono una sorta di viaggio nella vita e attraverso la vita. «Il ferro – afferma Liv – raffredda la carica emotiva dell’immagine. Crea una distanza dall’eccesso di ‘calore’ e di emotività, una distanza necessaria a vedere le cose nella loro vera luce, a eliminare il superfluo e mettere l’accento non sulla natura ‘sentimentale’, ma su quella essenziale delle cose». È come se l’artista riuscisse a prendere la giusta distanza dalle cose, ad assumere un atteggiamento teso a un’osservazione ancora più profonda, nei confronti delle tematiche da sempre presenti nel suo lavoro: l’infanzia, la natura, il gioco, la follia. Anima mundi è, infatti, l’anima, il principio unificante, secondo la filosofia platonica, da cui prendono forma i singoli organismi con tutte le loro specificità.

La dimensione temporale nella sua accezione caotica, sottolineata, appunto, dalla stratificazione, è il fulcro di questi lavori. Non ci sono collegamenti logici, quanto piuttosto legami che possono essere riportarti a un vissuto, a un pensiero, a un sentimento, a un’emozione universale. Non sono frangenti corrispondenti a singole storie, il tutto deve essere letto in una chiave più ampia. Tecnicamente l’interno delle scatole è costituito da varie immagini stratificate, come in un procedimento di natura mnemonica. La stratificazione riesce, infatti, a rendere la profondità dei fenomeni, con un’accezione di natura filosofica, ma anche materiale, in aperta antitesi con la superficialità del circostante.

Ogni volta l’apertura delle scatole, che sono oltre cento, da esporre idealmente in toto, è come lo svelamento di reperti di un’archeologia della storia e della memoria personale e collettiva. Sono come un diario dell’umanità che palesa temi di natura universale con accezione tra loro diversa: dal dramma al gioco, dall’ironia alla favola. Robert Morgan ha scritto, a proposito di questi lavori: «Queste composizioni scultoree e fotografiche evocano un intervento umano di implicita criticità che non è esterna al nuovo ordine del mondo, ma vi è pienamente integrata».

Angela Madesani