Saggi Critici

Monografia.
di Angela Madesani
Questa è la prima monografia sull’intero percorso artistico di Lena Liv: oltre trent’anni di lavoro. Attraverso le opere è possibile cogliere, intravedere dei fili rossi, che si snodano e si sviluppano lungo la sua ricerca. Come il concetto di universalità, che troviamo nei suoi lavori dall’inizio a oggi. A Liv interessa cogliere l’essenza delle cose, la loro verità intrinseca, che si riconduce all’umanità. (segue…)

 

Dancing makes me joyful.
di Angela Madesani
­­Con Dancing makes me joyful (2015), Lena Liv attraverso materiali e linguaggi diversi esplora il concetto di danza come forma di pensiero. Il librarsi nello spazio della danzatrice è un superamento della gestualità quotidiana per giungere all’universalità dell’essere. “…Golden chains from star to star ….And I dance…” composto da tre strati di vetro, in cui la figura della danzatrice e gli ambienti architettonici l’interno decadente di una villa barocca della campagna toscana si sovrappongono. (segue…)

 

Assolo per orologio con rintocco.
di Alexander Borovsky

La parola Oblivion viene definita, impassibilmente, nel dizionario di Oxford con due significati: il primo di essi è oblio, il secondo e amnistia, grazia. In lingua russa, fra questi due significati, si apre uno spessore semantico-culturale di grande valenza: un’incandescenza drammatica di passioni. Lena liv lavora rischiosamente su questo autentico campo minato, dove in un attimo si può perdere tutto. Si può perdere la memoria. Dove tutto si può ritrovare. Appunto la memoria. In altri termini si può dire che la Liv comincia là dove l’oblio finisce e si completa, là dove comincia il verdetto: amnistia, grazia. (segue…)

 

Lo spazio crepuscolare fra oblio e memoria.
di Mordechai Omer

Lena Liv si muove in quell’area di luce crepuscolare che si trova fra l’oblio e il ricordo, quando raccogli frammenti di realtà, fissati dagli scatti dei fotografi sconosciuti, per conservarli come riflessi delle proprie ombre. Accumula tracce di testimonianze riprese da chissà chi al fine di immortalare un momento della vita umana: sceglie dagli album di fotografie trovati nei mercatini, o in polverosi scaffali d’archivio, e le espone sottraendole così all’oblio. (segue…)

 

Elogio dell’ombra.
di Robert C. Morgan

Le opere di Lena Liv ci conducono oltre l’ordinario, oltre gli spazi oscuri delle sue fotografie e le ombre dei suoi contenitori d’acciaio. Tutti i pezzi che compongono le sue opere sono pensati, progettati e realizzati a livello tecnico dall’artista. Non vi è niente che venga commissionato a officine esterne. Fa tutto lei. Perciò l’intimità di queste opere è totale dal principio alla fine, dalla forma iniziale al contenuto che ne risulta. (segue…)

 

La Carta Prima.
di Giuliano Serafini

Nel gioco della morra cinese la carta vince la pietra, che a sua volta vince la forbice. Per cui in teoria dovrebbe spuntarla anche su quest’ultima, se appunto la pietra, sconfitta dalla carta, annienta la forbice. Anche se così non sarà, il sillogismo spiega il valore perfino mistico che da sempre la carta ha assunto nell’anima e nel quotidiano orientali. Materiale effimero e pur eterno, è quello che più si avvicina a un’idea di impalpabilità artificiale, prefigurando quanto di “fluttuante” può emanare dal lavoro dell’uomo, dall’opera delle sue proprie mani. (segue…)

 

Il tempo negato.
di Giuliano Serafini
Ha ragione Lena Liv quando dice che la sua opera non deve essere interpretata come la messinscena dell’Olocausto. E noi le siamo grati che l’Indubbia legittimazione storica e autobiografica non abbia impedito questa smentita che ci appare più illuminante che storica, là dove il vissuto dimostra di sapersi eclissare di fronte alle ragioni delle categorie universali e degli archetipi. (segue…)

 

About Things Appearing
di Knut Nievers

Lena Liv’s photograph-based works contain a great deal of darkness and little light. Even things that seem quite blatant, as though they have been caught in a spotlight beam and abruptly illuminated seem unable to wrest themselves completely from the darkness. (segue…)

 

The Magic of Existence
di Tiziana Conti

Walter Benjamin affirms memory is complementary to experience and the ”eternal return” is an attempt lo join eternity and temporariness: Lena Liv’s Works remind me of this thought; they seem to be suspended on the “ridge” which divides – in an imperceptible way – the past from the present. (segue…)

The Stillness of Things
di Ralph Dorschner

“But the Mind, which ever ist, assuredly now too is that everything else also is, in the surrounding muchness and in the things aggregated together and in the things separated out.”  (segue…)

 

The evocation of the shades.
di Karl Ruhberg

In his “Remembrance of Things Past”, Marcel Proust describes the influence wielded by Renoir, which was so great that the women of his time did all they could to resemble the girls in his paintings. (segue…)